La raccolta differenziata dei voti

Se le strutture dei singoli governi democratici europei cercano la comprensione condivisa dei propri parametri di intervento, dovrebbero adeguare le caratteristiche del proprio sistema di giudizio in funzione dei fermenti diffusi tra la popolazione che nell’ultimo decennio si è predisposta in maniera affatto serena in materia di aspettative legali e regole condivise.

Gli inevitabili retaggi storici che vengono percepiti tra le genti dell’Unione Europea hanno dimostrato quanto difficile sia la reale unificazione del continente: non è stato l’avvento della moneta unica europea a fare da collante per la solidarietà, anche se sembrava un passo evidentemente concluso; piuttosto quanto potrebbero fare certi validi equilibri futuri a misura delle consuetudini e  delle regole che trasformino la vita e le relazioni sociali dell’Europa nascente.

In tal senso sarebbe interessante cominciare a dare qui, in quest’Italia caotica, delle risposte propositive ai momenti che saranno decisivi per un destino comune.

L’opinione pubblica viene accettata come un clima attraverso il quale le classi dirigenti devono saper interagire per poter trovare adeguati riscontri alla propria condizione affinché le parti sociali abbiano un ruolo di scambio comunicativo e rispetto reciproco.

Nel merito particolare del voto differenziato sarebbe auspicabile una libera innovazione sul piano delle differenze: il mantenimento della condizione del voto segreto e che sia separato tra femmine e maschi; cioè la distinzione riguarderebbe lo stesso momento elettorale ma diviso tra donne e uomini, – così come succede quando ci si reca a votare alle urne – affinché la popolazione partecipe possa cogliere dai risultati elettorali gli effetti delle proposte e la variabile di campo. La distinzione sessuale è un fattore biologico tra gli esseri umani, indipendentemente dalle inclinazioni e dalle attitudini personali, che caratterizza la visione individuale e comportamentale nell’ambito sociale. Con ciò non si vogliono limitare le candidature all’interno delle fazioni politiche che potranno essere sia maschili che femminili.

La quantità dei voti distinti dovrà essere notificata e sommata, in modo tale che i risultati parziali possano essere considerati un passaggio interessante nel panorama generale. Il voto è pur sempre la temperatura rilevata della democrazia.

I rappresentanti parlamentari sono lo strumento principale per il dialogo democratico, e il miglioramento delle condizioni attuative delle leggi non può fare a meno di un’indagine conoscitiva migliore degli elementi costitutivi della popolazione.

L’azione della rappresentanza deve poter aderire alle esigenze della variegata moltitudine di individui che si differenziano soprattutto per questioni professionali, sessuali, ma anche d’età.  Gli aspetti generazionali sono una delle argomentazioni sulle quali poche volte ci si meraviglia di come possano dimostrarsi importanti; eppure determinano un considerevole contributo all’analisi del riconoscimento culturale delle aggregazioni umane.

                                                                                              Mario  Gazzari     

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