Il testamento biologico

novembre 2008

Vivo o morto che sia, l’essere umano deve rispondere a dei criteri di valutazione condivisi dalla società civile: per questo motivo Angelo Bagnasco, presidente della Cei, ha sollecitato il Parlamento italiano ad intervenire sulla questione dell’eutanasia .

Riprendere in mano la logica medica e scientifica, ovvero imbastire un intreccio fruttuoso tra morale e “senso della vita”, sembra essere la necessità diretta dei problemi che hanno messo a disagio varie comunità, famiglie e singoli individui in Italia, in Europa e nel mondo.

Fino a che punto possiamo considerare viva una persona? Esiste la possibilità di considerare la volontà di morire di un individuo? Quali condizioni della sofferenza umana possono influenzare la dignità umana? E soprattutto qual è il limite individuale delle scelte in particolari condizioni di salute?

Anche se può sembrare aberrante, la componente “esterna” ovvero la collettività ha un ruolo determinante nel soppesare gli equilibri che misurano l’esistenza umana.  Il testamento biologico in verità ha trovato riscontro in diversi ambienti medici e sociali come risposta adeguata alle esigenze che talvolta si sono presentate come inevitabili, ma i margini di scelta di un malato terminale o di un paziente che ha perso completamente la libertà di intendere e di volere a causa delle proprie condizioni di salute non sembrano essere così chiari. E poi, pensiamo alla posizione di parenti ed amici che mescolano la loro responsabilità affettiva con la loro quotidiana lettura della realtà medica (diagnosi, terapie adeguate, assistenza ospedaliera, etc.).

Riflettiamo anche sugli aspetti economici della questione, cioè sui costi individuali o collettivi che comportano le decisioni di ordine medico in rapporto anche al consenso informato del paziente. La consulenza tecnico-scientifica di molteplici opinioni professionali diventa una strada obbligata o talvolta i freni da attivare sulle possibilità di indagine hanno un costo sociale troppo elevato? Insomma non ci sembra di poter sollevare gli animi con leggerezza di fronte a tali problemi che coinvolgono non solo la responsabilità civile ma anche quella penale.

Abbiamo comunque un’esigenza concreta di evidenziare le alternative possibili e i comportamenti  che riteniamo idonei al fine di una regolamentazione opportuna e socialmente riconosciuta.

                                                                                                                      Mario Gazzari

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