Stupidità a colori

febbraio 2008

Errori  e  falsità  nutrono  le  intelligenze.

Se decidessimo di valutare l’importanza delle nostre capacità, e di farne quindi una lista, ci troveremo a dover classificare una serie di concetti che avrebbero sicuramente un elenco variabile di ramificazioni.

L’ordine delle definizioni subirebbe modifiche sostanziali a seconda delle categorie mentali che siamo riusciti ad abbracciare fino a quel momento, ed inoltre saremo in grado di elaborare con precisione la maggior parte delle nozioni a noi note che sono state parte delle nostre diverse esperienze.

In ogni caso la propensione delle nostre intenzioni di giudizio dipende in larga misura dalle condizioni di pensiero che risultano al termine di una riflessione che tiene conto di vari fattori; tra questi un elemento di sostanziale rilevanza è il tempo. Non solo atmosferico evidentemente, ma soprattuto psichico:  per esempio, quando si pensa … ”giusto, non ci avevo pensato!” oppure “va bene, ma dammi il tempo!” … intendendo con ciò capacità di elaborazione e concentrazione utili a capire e realizzare. L’idea perciò di afferrare un concetto necessita così il tempo necessario di “farlo proprio”, e in tal senso la maturità nell’esperienza significa chiaramente la conoscenza acquisita.

Talvolta però sono proprio le nostre conoscenze a determinare dei concetti irremovibili che possono offuscare le possibilità di adattamento alle circostanze e di revisione; basti pensare alle diversità dei luoghi, degli ambienti di lavoro, delle culture che ci mettono di fronte a molteplici realtà di varia natura;  ed è per questo ragione che l’interazione comunicativa stringe a sè motivi di interesse generale affinché non manchino quei presupposti validi di scambio conoscitivo.

In che misura possiamo incrementare la nostra intelligenza e la conseguente capacità d’utilizzo? E poi, ci serve essere intelligenti? Possiamo dire liberamente che il bagaglio del sapere è variopinto e casualmente utilizzabile nelle situazioni più strane; in modo sorprendente a volte ci abbandona lasciandoci stupiti e stupidi.

Associando per gioco un colore diverso per ogni grado di intelligenza, saremo obbligati a pensare che le sfumature sono tante quanto le forme della sapienza, arrivando poi a concludere che non si può essere intelligenti in tutte le cose e per sempre: la memoria è determinante quanto il tempo.

Proviamo adesso a metterci alla prova. Ci ricordiamo tutto quello che è successo nella nostra vita? Oppure, sapendo di essere dei bravi cuochi, riusciamo a dire “non ho sbagliato un piatto!”? Non credo. Ci sono momenti e situazioni particolari in cui è difficile comportarsi in maniera adeguata costantemente; gli errori esistono inevitabilmente e sono anch’essi di tanti colori. Pluralità di intelligenze e qualità fanno la differenza.

In ambito scientifico i casi degni di nota certamente non mancano e le interpretazioni sono spesso motivo di dialogo e di conflitto; pensiamo agli scienziati che si interessano alle opere specialistiche dei loro colleghi, o ai chimici che leggono testi di biologia o anche ai fisici che si dedicano alla genetica. George Gamow cominciò studiando cosmologia, meccanica quantistica, poi elaborando gli studi di J. Dewey Watson, elaborò il primo modello matematico del DNA e  divenne un bravo divulgatore.

Lo stesso Watson fu influenzato dalla lettura di Cos’è la vita? di Erwin Schrödinger e nel 1962, insieme a Crick e Wilkins, ricevette il premio Nobel in medicina per le sue ricerche sul DNA.  In merito a questa vicenda possiamo ricordare le ipotesi di slealtà che affiorarono nei confronti della ricercatrice Rosalind Franklin, le cui fotografie ai raggi X furono sottratte da un suo cassetto, e che si rivelarono utili all’evolversi dei risultati scientifici; probabilmente esistevano degli screzi tra gli scienziati.

La “polemica” quindi, la discussione, il confronto di idee sono il motore di ricerca più idoneo per il miglioramento della conoscenza che si nutre ampiamente di molte interpretazioni ma anche di forti contrasti.

Perciò è interessante indicare le recenti notizie che hanno infuocato l’opinione pubblica internazionale in relazione alle dichiarazioni del noto genetista J. D. Watson, forse in cerca di notorietà: trattasi delle antiche dispute sui presunti livelli d’intelligenza a seconda dell’origine etnica che amaramente sono tornate alla ribalta. A quanto pare il colore della pelle determina, secondo Watson, le condizioni per le differenze intellettive ed è apparsa evidente la sua riluttanza verso forme di bellezza e di stupidità: è riuscito a fornire argomenti sulla superiorità della “razza bianca” dimostrandosi offensivo e privo di credibilità di fronte alla comunità scientifica; la sua concezione evoluzionistica ha mostrato eclatanti posizioni denigratorie verso altre forme della diversità scatenando disappunto e tristezza. La sua personalità provocatoria, atteggiamento di grave intolleranza sociale, ha sostenuto un pregiudizio purtroppo ancora diffuso che è stato già largamente dimostrato sbagliato, e che ha fatto scivolare la sua reputazione lontano dal prestigio.

Questo errore clamoroso ha innescato (ironia della sorte) un approfondimento sorprendente del genoma dello stesso Watson da parte di un laboratorio di analisi genetiche: il risultato mostra un 16% dei geni provenienti da un antenato nero di origine africana e un 9% di geni dello scienziato di origine asiatica. Contraddetto così dai maggiori esperti in materia al mondo e contrastato dalle proteste delle associazioni per i diritti civili, Watson si è visto annullare il tour promozionale in Gran Bretagna del suo nuovo libro e cancellare una conferenza prevista presso il museo della Scienza di Londra.

Come se ciò non bastasse, all’indomani del suo rientro negli Stati Uniti d’America, è stato raggiunto da un’ulteriore notizia: il laboratorio di Cold Spring Harbor nello stato di New York ha deciso di sospendere la collaborazione con il famoso genetista che durava da circa quarant’anni, licenziandolo dal posto di direttore, per evitare certamente che la sua influenza possa diffondere un’idea sbagliata danneggiando milioni di persone.

Nonostante in seguito si sia dichiarato “mortificato per ciò che è accaduto” e giustificando le ostili reazioni della gente per la sue “sciocchezze”, il caro signor Watson rimane avvolto da una gelida fama, e noi possiamo pensare che gli scienziati, nello sforzo che porta alle verità scientifiche, commettendo degli errori trovano qualche falsità.

                                                                                                            Mario  Gazzari


fonti:
Piero Bianucci in Te lo dico con parole tue, Zanichelli  2008
Enrico Franceschini in  La Repubblica.it – 9 dicembre 2007
La Repubblica.it, Internet – 19 ottobre 2007
G. Francis Ferri in Current Affairs, Internet – 17 ottobre 2007
RAINEWS 24, Internet – 17 ottobre 2007
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