L’elezione e la regola

agosto 2013 

La controversia politica di quest’epoca vede affiorare nuove interpretazioni delle forme attuali di governo: la democrazia rappresentativa apre nuovi spazi alla democrazia diretta e partecipata; l’impellenza di cambiare le regole sociali muove dalla percezione diffusa che certe strutture oligarchiche consolidate restano immutabili; nasce l’esigenza di attivare una democrazia interna ai partiti politici.

Le problematiche che infuocano il dibattito culturale e politico sono: la revisione della Costituzione ed il necessario aggiornamento nel contesto storico corrente in virtù di una consultazione popolare generale, l’incremento dell’astensionismo elettorale a scapito di una ragionevole governabilità, le differenze di genere e l’elezione diretta del Presidente della Repubblica da parte dei cittadini.

Le riforme costituzionali sono diventate un passaggio importante nell’evoluzione sociale contemporanea italiana poiché rappresentano la necessità di attribuire maggiore rilevanza alla partecipazione dei cittadini alle modifiche istituzionali.

Una sostenibile soluzione al problema dell’astensionismo potrebbe venire dalla condizione di credito amministrativo: se per il codice postale usiamo la sigla CP allora potremmo definire CAP il Credito Amministrativo Pubblico ovvero un “gettone” in termini di crediti acquisiti nei confronti dell’amministrazione pubblica che possa essere raggiunto con la propria votazione alle tornate elettorali, in modo tale che si possa utilizzarlo nel caso per esempio di rinnovo del passaporto, tasse municipali, obblighi economici burocratici, sanzioni amministrative, etc. . .

In ambito elettorale viene sottolineata la necessità di stabilire un voto di preferenza ai candidati di partito suddiviso al 50% tra uomo e donna; oltremodo emerge la possibilità di conoscere dai voti segreti dell’elettorato la differenza di genere (maschile-femminile) che determina le variabili di campo politico.

Le ragioni del voto di preferenza distinto al 50% fra uomo e donna vogliono far cadere l’attenzione sul ventaglio di eletti ed elette che si troverebbero così indirizzati in maniera equivalente a sostegno della rappresentanza parlamentare. L’elettore assegna una prima preferenza al candidato di partito desiderato e può segnarne una seconda solo se di sesso diverso dal primo; in presenza di due preferenze allo stesso genere (due maschi oppure due femmine) la scelta delle preferenze verrà annullata.

I voti differenziati nel genere invece sono una particolare forma di conoscenza per l’opinione pubblica che potrebbe valutare un risultato parziale (che non può avere validità finale di risultato politico) in relazione alla differenza di genere (maschile-femminile), in modo tale che si possano cogliere le variabili di tendenza morale e sociale associate ai programmi elettorali che potrebbero diventare azioni di governo.

La prospettiva infine di poter procedere all’elezione diretta del Capo dello Stato da parte del popolo aggiunge ulteriori dinamiche di miglioramento alla Repubblica Parlamentare: ogni sindaco d’Italia potrebbe presentare un nominativo (diverso dal proprio) candidabile alla Presidenza; dalla lista di tutti i nomi pervenuti, i Parlamentari selezionano tramite votazione 3 possibili volontari eleggibili da sottoporre alla scelta dell’intera popolazione italiana che ne dichiarerà eletto uno con la maggioranza dei voti validi.

Analogamente sarà possibile considerare una novità sostanziale la proposta di istituire la nuova capitale d’Italia con modalità uguali a quelle per l’elezione del Capo dello Stato; infatti le recenti avventure monetarie della comunità italiana hanno dimostrato che il sentimento nazionale si è increspato e frammentato al punto tale che lo slancio di carattere europeista che aveva contraddistinto la storia contemporanea degli ultimi quindici anni è decisamente scomparso. In questo senso presentare le istanze nominative partendo dai sindaci significherebbe soprattutto dichiarare apertamente l’adesione delle comunità localizzate sul territorio alla condizione di appartenenza alla nazione italiana.

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