Parlamento

 

Il luogo della maggioranza                                                             febbraio 2013 

Le discriminazioni ideologiche sono state all’ordine del giorno per l’intero secolo scorso ed esitiamo a credere alla possibile condizione del libero pensiero solo se ci affacciamo al mondo da una finestra diversa da quella di casa nostra.  Ma come si fa a scegliere senza mettere dei margini, senza decidere cosa o con quale criterio, senza eliminare qualche “difetto” che riteniamo meno determinante o inutile.

Caos e fermento vedono l’anno 2013 come un momento delicato della democrazia italiana, un chiaro momento d’incertezza politica e morale; il segnale sembra essere quello elettorale. 

Lo sbilanciamento continuo tra destra e sinistra illude l’arena politica di poter trovare una certa stabilità governativa cambiando poche volte i parametri delle categorie valutative ed interpretando in maniera ridondante gli effetti stabilizzatori determinati dalle variabili innovatrici.

La discriminante è tagliente se sappiamo cosa dividere, altrimenti regna il dubbio e la libertà di pensiero.

Siamo abituati a sentirci al sicuro se le minoranze sociali vengono considerate, ascoltate e coinvolte nel processo decisionale di una nazione; altrettanto irrequieti ed insicuri se queste minoranze determinano sbandamenti eccessivi e deleteri.

Quindi se la maggioranza è la sostanza governante ovvero l’anima di un popolo, lo sarà anche il luogo di rappresentanza del suo spirito sociale.

Ma non è forse evidente che certi politici ed altrettanti cittadini si sentono fraintesi e catalogati dentro qualche schieramento senza capirne i veri criteri d’inserimento? Ebbene, abbiamo bisogno di cambiare i motivi di quei criteri e le categorie di valutazione per restituire più libertà alle analisi di giudizio; il discernimento può rivelarsi necessario e stravolgente!

Perché le parti politiche vengono posizionate da un lato o dall’altro dell’assemblea parlamentare ed in seguito (come nel caso del bipolarismo) aumentano d’intesità numerica fino a raggiungere una maggioranza di partito unilaterale? … perché un’opposizione sola? Direi che se ne possono prevedere almeno due per ogni lato, e più un’altra! Sembrerebbe più logico uscire da una campagna elettorale vincente come unico partito di maggioranza, prendere parte all’assemblea legislativa ottenendo il numero necessario di seggi per godere del pieno titolo maggioritario, e quindi il luogo della maggioranza dei parlamentari non potrà contenere né la destra né la sinistra del Parlamento, ma espandersi nel maggior numero previsto di eletti vincitori, occupando la zona centrale dell’alveo democratico di fronte alla presidenza istituzionale; ai due lati potranno stare le opposizioni di minoranza.

Il numero della maggioranza governativa deve essere prefissato per un’unica fazione vincitrice, in modo tale che possa godere di un ampio respiro politico all’interno della legislatura quinquennale.

                                                                                                              Mario Gazzari

 

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